"Se si cerca un romanzo avvincente che racconti di sensi di colpa e di una difficile redenzione, e che tratti con profondità del mondo controverso del giornalismo televisivo, allora Fuori onda è la scelta giusta." (Edoardo Battaglia)

"Tante le finestre che apre il romanzo; il mondo dell’informazione visto da dentro, gli intrecci malsani di certa politica, la crisi maschile della mezza età, fino alle domande sulla propria esistenza che ciascun essere umano prima o poi ha il dovere di porsi." (Lisa di Giovanni)

"Il romanzo di Giuseppe Mastrangelo offre al lettore diverse chiavi di lettura con una narrazione cruda, essenziale che riflette l’animo tormentato del protagonista. Tanto che la vicenda di cronaca diventa il pretesto per raccontare qualcos’altro. Si intuisce che lo scrittore quella vita che narra la conosce molto bene e questo rende ancora più vero e intrigante il romanzo." (Annalisa Stamegna)

intervista a Sammy Varin di RPL

La trama del libro FUORI ONDA

Un atto d'accusa verso sé stesso e il mondo del quale ha voluto così tenacemente far parte. Il protagonista, un giornalista televisivo noto al grande pubblico, si trova a dover affrontare l'ennesimo caso giudiziario. Ma questa volta è più grave del solito, sia per il profilo delle vittime che per le modalità del delitto. Molte cose non gli tornano. Le vicende e i personaggi che incontra mettono in luce le sue contraddizioni ed il suo ambiguo successo, che dipende dall'affiliazione ai poteri forti che manipolano il sistema dell'informazione e della giustizia. In un incessante e turbolento confronto tra realtà e finzioni, tra eventi e delusioni, dovrà affrontare il senso ultimo di mascherare la verità ai fini del potere e di mascherare sé stesso con la sua coscienza. Alla fine dovrà fare i conti con la sua ultima maschera e decidere da che parte stare: con chi gli assicura il successo sicuro ma falso oppure con il suo vero io, con il rischio di un insuccesso totale, definitivo.

"Io facevo parte di quella particolare categoria di giornalisti che a mio avviso nulla ha da invidiare ai Carognero, agli avvoltoi. Avvistiamo, arriviamo e devastiamo. I fatti di crimine ci servono per nutrirci e nutrire. Siamo una sorta di elemento di congiunzione tra la vita e la morte, tra la realtà e la finzione, tra la notizia e la fantasia." Giuseppe Mastrangelo esegue un’autopsia dei pensieri e delle sensazioni del protagonista, che sembra andare di pari passo con quella delle quattro vittime: un’analisi minuziosa, cruda, realistica in cui emerge tutta la dolente umanità di un giornalista che si sente un avvoltoio, e che è stanco della sua “farsa di mestiere” (Francesco Lavorino)

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Una storia distopica

Fuori onda di Giuseppe Mastrangelo è un’opera complessa, dall’ossatura riconducibile al genere thriller e dall’anima profondamente esistenzialista. È la storia di un giornalista televisivo di mezza età arrivato a un punto di rottura, consapevole di aver favorito una realtà mistificatrice e di essere complice di un sistema di asservimento mentale su larga scala. Il romanzo è un doloroso j’accuse che però il protagonista rivolge a sé stesso, conscio di essere stato connivente e mai vittima passiva di un potere che ha manipolato non solo la giustizia e l’informazione, ma anche la sua vita professionale. Con una scrittura brutale e sincera fino al midollo, l’autore delinea il ritratto di un uomo dal cinismo corrosivo, e lucido fino al masochismo; un nichilista indolente, preda di una noia esistenziale che gli fa credere che nulla ha senso. In una storia in cui si riflette sul labile confine tra realtà e apparenza, si presenta un protagonista che crede che l’inesistenza sia l’unica dimensione di salvezza per lui, stanco di vivere in una pantomima universale in cui nessuno è davvero felice o davvero consapevole. Nel romanzo si esegue una vera e propria autopsia dei suoi pensieri e delle sue motivazioni: una disamina cruda e forse, ma non si può mettere la mano sul fuoco, eccessivamente pessimistica. E si passa sotto al microscopio anche il lavoro dei giornalisti televisivi affamati di dolore e di scandali, e dei loro ospiti/opinionisti malati di presenzialismo, il più delle volte ignoranti ma vestiti di una tale supponenza da risultare dei luminari. Il protagonista di questa storia è uno di quei volti noti della televisione che ha fatto successo sulla narrazione della sofferenza altrui; coscio di essere stato un avvoltoio per anni, comprende che il suo male di vivere deriva dalla non accettazione del suo ruolo di moderno mago del raggiro nel “gran circo della sensazionalità”. Quando viene incaricato di seguire in diretta la vicenda di una famiglia benestante massacrata nella propria casa, si rende conto di essere esausto, schifato e annoiato dal suo mestiere. Un mestiere che gli ha dato tanto in termini materiali, ma che l’ha trasformato in un uomo senz’anima, dedito allo sfruttamento fino all’esasperazione di un fatto di cronaca: “Li avremmo fatti morire, morire, morire ogni giorno”. Convinto che il caso di omicidio di cui si sta occupando abbia molti punti oscuri, si interroga sulla possibilità di togliere la maschera dell’ipocrisia e di lottare per la verità, quella autentica, e non quella confezionata ad arte tale da sembrare l’unica possibile. Fuori onda è un romanzo che scava in profondità, che non accetta scuse e che invoca il diritto alla libertà di essere e di agire, senza compromessi.

Trieste è la città dove avviene il delitto e si svolge l'azione principale del romanzo."Trieste da un certo punto di vista sembra un posto fuori dal mondo, né completamente italiana, né straniera. Unica. Ancora più fuori dal mondo mi sembrava all’inizio di quella mezzanotte in cui arrivammo in albergo."...."Volevo passare proprio di lì, dove sorge il castello di Miramare. Appena vi arrivai vicino mi fermai. Era notte fonda. Non c’era un’anima. Scesi dall’auto e mi affacciai ad un parapetto. Osservavo la splendida solitudine di quel castello. Anche questo castello era legato a storie di morti. Il senso che dava era quello della dissolvenza. A volte l’architettura riesce ad interpretare gli stati d’animo. La malinconia e la solitudine era quello che raccontavano queste pietre, queste vetrate. Era evidentemente stato progettato e costruito per ospitare un’assenza. Anche i castelli di Ludwig di Baviera mi davano la stessa sensazione. La bellezza a volte combacia perfettamente con l’idea della morte." (nella foto: statua di Joyce sul Canal Grande a Trieste)

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